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Il ricatto del principe

di OLIVIA GATES

Milionario di Manhattan e Principe di Castaldini, Edoardo D'Agostino è abituato a fare a modo suo, negli affari e in camera da letto. Quando viene a sapere che l'oggetto delle sue attenzioni, l'esperta informatica Jade Mitchell, lo ha truffato, decide di prendersi la sua rivincita.

La nuova impiegata di Edoardo D'Agostino, l'esperta informatica Jade Mitchell, non sembra affatto impressionata dalla ricchezza e dal titolo nobiliare del suo datore di lavoro, che resta intrigato al punto da corteggiarla per farla propria.

Dopo un tumultuoso idillio, Edoardo è sicuro che Jade sia la sua futura principessa. Presto, però, scopre la devastante verità che si cela dietro la riluttanza della donna ad approfondire la relazione. Sarà allora che Edoardo farà valere la sua regale superiorità per ottenere una rivincita... in camera da letto!

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Edoardo l'attirò di nuovo a sé, infilando le mani nella cascata di raso dei suoi capelli color mogano. «Non pensi di valere almeno qualche milione di dollari per me?» Con le sue dita vogliose le accarezzò una coscia e la sollevò in modo che arrivasse a cingergli la vita. Poi le fece inclinare la testa, in modo da sfiorarle il collo con le labbra, e la strinse con maggiore forza contro di sé, affinché percepisse la potenza della sua erezione. «Solo questo vale molto di più.» Il gemito di lei si confuse con il suo ruggito all'intensificarsi della stimolazione. «Jade, mia piccola... Giada.»

Jade gemette ancor di più quando si sentì chiamare in quel modo esotico, in italiano. Scivolò fuori dal suo abbraccio e si sdraiò accanto a lui sul divano. Ansimava, gli occhi pieni di rimprovero.

Edoardo strinse i denti per il bisogno assurdo di rimetterla al suo posto. «Non servono i soldi per risolvere questo problema.»

«Che cosa...?» Il respiro le si bloccò. «Che cosa vuoi dire?»

«Voglio dire che non ho nessuna intenzione di pagare i tuoi ricattatori.»

Lo scintillio delle lacrime apparve di nuovo nei suoi occhi di giada, eclissando la vivacità che, fin dal mattino, aveva colmato il mondo di Edoardo, la sua esistenza stessa, e aveva quasi completamente dissolto il suo autocontrollo.

«Vuoi che tornino a infierire su mio zio?» chiese lei.

Lui gemette mentre le asciugava una lacrima con il pollice. «Ci sono altri... modi per risolvere la questione che non prevedono il far arricchire quei farabutti. Per la verità, dopo avere fatto le dovute ricerche sul loro conto, sono certo che li lascerò in mutande.»

Le lacrime le si congelarono. «Che cosa hai in mente di fare?»

Edoardo emise una risata minacciosa. «Nulla che non si siano cercati.» Vedendo l'ansia negli occhi di Jade, scosse la testa. «Niente di illegale comunque, stai tranquilla. Non punisco i crimini commettendone a mia volta. Ma sarai sorpresa di scoprire a quanti modi legali si può far ricorso, se si conoscono.» La riprese fra le sue braccia. «Adesso raccontami i dettagli, di tuo zio e di chi lo ha in pugno.»

Lei cercò di scostarsi, ma la sua presa era troppo forte. Dopo un attimo di resistenza, rinunciò a divincolarsi e si lasciò andare contro di lui, fondendosi con il suo corpo. Cominciò a raccontare, il cuore che batteva forte nel petto, il respiro che si faceva più difficile, le labbra che tremavano senza controllo a ogni nuova parola.

Se fosse stato nella condizione di fare appello alla logica e non alle emozioni che la vicinanza di lei gli suscitava, Edoardo avrebbe elaborato una strategia per gestire la faccenda. Al momento, però, faceva persino fatica a incamerare le informazioni con cui Jade lo stava bombardando. Ci avrebbe pensato più tardi a esaminarle per preparare il suo piano d'azione. Adesso l'unica cosa che contava era Jade, stretta fra le sue braccia.

Quando lei tacque, lui le catturò le labbra con le proprie, incapace di contenere oltre la passione. Si perse nella dolcezza della sua bocca, divorando il suo caldo e profondo gemito, beandosi della sua estasi, il corpo di Jade che si arrendeva al suo tocco e si piegava alla sua bramosia, chiedendo di essere posseduto.

All'improvviso lei si agitò, sembrava lottare contro di lui per impedirgli di affogarla. Edoardo allentò la presa, ma non la lasciò andare. «Mia piccola Giada, ti voglio... Mi fai impazzire di desiderio...»

«No, Edoardo...» mormorò lei. «Lasciami andare.»

«Vuoi dire che non stai impazzendo anche tu di desiderio? Che vorresti fermare questo?» disse, sfiorandole un capezzolo col dito attraverso la stoffa. Un suono ardente di piacere le sfuggì dalle labbra. Lui lo catturò insieme al suo respiro, insinuandole la lingua in profondità, una mano che si infilava sotto la gonna, un dito che correva oltre le mutandine e fra le pieghe della sua femminilità. Jade si avvicinò a lui e lo accarezzò con il proprio corpo, inondandolo con i suoi gemiti. Lui le insinuò l'altra mano sotto la camicetta e si impossessò del suo seno nel punto più sensibile. «E anche questo?»
Rabbrividendo, lei bloccò la mano di Edoardo che era ancora così vicina al centro della sua femminilità. «No, no! Io non voglio niente di tutto questo. Non così. Te l'ho detto, non è più così tra noi...»

Lui le prese la mano e la guardò torvo. «Adesso è una questione d'affari, eh? Do ut des?»

Lei chiuse gli occhi. «Sì.»

Edoardo la lasciò andare, poi la guardò alzarsi dal divano e allontanarsi.

Prima che sparisse oltre la soglia, lui si alzò a sua volta. «Ricorda una cosa, Jade: io do e poi prendo.»

Gli sembrò di udire un gemito prima che la porta si chiudesse.

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