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Il diamante

di DIANE GASTON

Miss Amanda Reynolds è rimasta senza parole nell’apprendere la condizione inserita nel testamento del padre defunto: per ricevere il suo patrimonio, deve sposarsi al compimento del ventunesimo anno: entro quattro settimane! E lei ha appena rifiutato il Duca di Greythorne... Le rimarrebbe una chance. L'affascinante ma sdegnoso capitano Christian Ramsford, l'unico uomo immune al suo fascino.

Capitolo 17
lettura da 4 minuti

Ramsford aveva cercato Amanda non appena era entrato nella sala. L'aveva vista da sola in mezzo alla sala, fragile come una porcellana di Dresda. Poi, come se fosse divenuta d'acciaio, aveva avvicinato Greythorne e la sua voce chiara e musicale aveva rotto il silenzio.
Ben fatto!, aveva pensato Ramsford mentre Greythorne si allontanava. Poi i loro occhi si erano incontrati e una volta di più lui era rimasto folgorato dalla sua bellezza.
Lasciò sua madre e sua sorella, troppo occupate a chiacchierare con le altre donne per accorgersene, e andò verso Amanda. La musica cominciò a suonare, e lui allungò il braccio e la condusse sulla pista da ballo.
Quando la figura del ballo li portò vicino, lei sussurrò: «Non avreste dovuto avvicinarvi».
Lui si allontanò di nuovo nel passo della danza. Sentiva il viso in fiamme, come se lei l’avesse schiaffeggiato. Continuava a non volerlo.
«Ho letto il giornale. Dubitavate che vi avrei cercato?» le chiese quando tornarono vicini.
«La gente potrebbe parlare» mormorò lei in fretta.
Lui quasi scoppiò a ridere. La gente non parlava d'altro che di lei. Tornarono ad accoppiarsi nel ballo. «Riservatemi il ballo prima della cena.»
Non le parlò più e al termine del ballo la riaccompagnò da sua zia, che gli lanciò uno sguardo sospettoso. Lui si inchinò poi si allontanò un poco, restando però in una posizione da dove potesse tenerla d'occhio.
Un noto reprobo si avvicinò con modi spiacevoli. Lui stava quasi per intervenire, ma Amanda riuscì a sottrarsi da sola. Dopo di lui, altri uomini discutibili, che un tempo non avrebbero osato avvicinarla, le chiesero di ballare ma lei rifiutò sdegnata.
Quando fu annunciato l'ultimo ballo prima della cena, Ram fu contento che si trattasse di un valzer. La prese tra le braccia e la guidò sulla pista.
«Chi ha pubblicato quell'annuncio sul giornale, Amanda?» le chiese appena poté.
«Greythorne.» Parlava con voce composta. «Sapeva della locanda, non so da quale sua losca fonte di informazione. Ha pensato di potermi costringere a sposarlo, in questo modo.»
Ram guardò Greythorne che stava danzando con la figlia di una marchesa, e lo maledisse. Avrebbe voluto sfidarlo a duello con la spada, in modo da fargli scorrere il sangue, ma difficilmente sarebbe stato d'aiuto per Amanda. Gli ci volle del tempo per calmarsi. Danzarono tra le coppie che continuavano a spettegolare: nonostante il comportamento coraggioso di Amanda, quelle brave persone non sembravano voler rinunciare al piacere di vedere il diamante andare in frantumi come se fosse vetro.
Si accigliò. «Non si mette bene per voi, Amanda.»
«Sono certa che ne verrò fuori» rispose lei con forza. «Se siete preoccupato per la vostra reputazione, non avreste dovuto chiedermi di ballare.»
«Sono bene consapevole di essere io, la causa del vostro disonore.»
Lei sollevò gli occhi e lui poteva giurare di vedere in essi la pena della sua anima. «No, sono solo io la causa delle mie disgrazie.»
Ram la fece volteggiare sulla pista, incapace di parlare a causa dell'emozione che lei gli stava suscitando. Non importava che per lei fosse una battaglia inutile, né che lei non volesse avere a che fare con lui, lui avrebbe smosso cielo e terra per il suo bene. Greythorne non l'avrebbe sposata e portata nel suo letto di tortura. E nessun altro uomo l'avrebbe avuta.
«Dobbiamo parlare in privato.» Sempre volteggiando la condusse verso una porta e la fece scivolare in un salottino illuminato dalle candele. Dopo essersi accertato che fossero soli, chiuse la porta e la prese delicatamente per le spalle. «Voi dovete sposarmi! È l'unico modo per uscire da questa situazione.»
Lei sostenne il suo sguardo. «Ma… voi non desiderate sposarmi.»
Lui distolse lo sguardo, per nasconderle il desiderio che lo tormentava. «Io desidero farlo. E devo
Lei cercò di spingerlo via, ma lui la trasse più vicino, obbligandola a guardarlo. «Non sopravvivrai allo scandalo se non ti sposerai, Amanda. E credo di essere migliore di quegli uomini che ti hanno avvicinata questa sera. Devi sposare me» le disse con intensità, in un tono decisamente intimo.
Lei sembrò scrutare il suo volto, le lacrime che luccicavano negli occhi di smeraldo. «Va bene, capitano» mormorò, le labbra quasi contro quelle di lui. «Allora vi sposerò.»

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